| Se volessimo far "vedere" una fotografia di Ansel Adams ad un uomo i cui occhi non reagiscono alla luce, cosa potremmo fare se non raccontargliela?! Noi che la possiamo vedere, gli racconteremmo della esaltazione dei toni di grigio e della estrema nitidezza dei dettagli. Sicuramente gli racconteremmo della armoniosa composizione. E lui la fantasticherebbe nel suo ideale visivo ma sicuramente creando un altra immagine, poiche' per esempio potrebbe non avere mai avuto nessuna esperienza in merito alla definizione di nitidezza. Il suo paesaggio potrebbe chissa' forse essere libero da stereotipi, le sue montagne potrebbero avere un profilo diverso anche lo stesso concetto di relativita' spaziale potrebbe non coincidere con il nostro vedere e con quello di Adams. Nel mondo dell'uomo che non ha occhi, la materia perde la sua oggettivita' per librarsi in una nuova essenza. L'uomo potrebbe non necessariamente camminare con i piedi per terra ma chissa' come. Il sopra ed il sotto perderebbero il loro valore poiche' nel mondo dell'uomo che non vede non ci sono riferimenti: c'č solo il sentire, il palpare; semplice ricezione di un sentimento. Partendo da cio' che sin dai suoi albori e' stata considerata la rappresentazione piu' fedele del vedere, la fotografia, l'uomo che non vede, VEDE un altra fotografia, piu' complessa ma semplice allo stesso tempo. La nuova fotografia dell'uomo che non vede, lo libera e lo rende capace di librarsi in volo attraverso il quale viaggiare in un altra dimensione. Laddove ogni cosa ha un proprio epicentro emozionale, laddove la realtą diventa SURREALTA'. |